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Romanzo
didattico del Dr. Alberto Lomuscio e
della Dr.ssa Lucia Colombo.
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INDICE |
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APPENDICE
2
Da Pauwels L e
Bergier J: "Il mattino dei maghi",
pagg. 67-75
Le idee su cui si
è fondata questa civiltà moderna sono logore.
In questo periodo di rottura o piuttosto di
trasmutazione, non dobbiamo meravigliarci troppo
se il secolo della scienza e la missione dello
scienziato subiscono profondi
cambiamenti. Quali sono questi cambiamenti? Una
visione giunta da un lontano passato può
permetterci di illuminare l'avvenire. O, più
precisamente, può rinfrancarci l'occhio per la
ricerca di un nuovo
punto di partenza.
Un giorno del 1622 i parigini scoprirono sui
loro muri alcuni manifesti così concepiti:
"Noi, deputati del
collegio principale dei Fratelli della
Rosa-Croce, facciamo soggiorno visibile e
invisibile in questa città, per grazia
dell'Altissimo verso cui si volge il cuore dei
Giusti, allo scopo di trarre gli uomini, nostri
simili, da errore
mortale".
La cosa fu considerata da
molti uno scherzo, ma, come oggi ci ricorda
Serge Hutin, "si attribuivano ai
Fratelli della Rosa-Croce i seguenti segreti: la
trasmutazione dei metalli, il prolungamento
della vita, la conoscenza
di ciò che avviene in luoghi lontani,
l'applicazione della scienza occulta alla
scoperta degli oggetti più nascosti"1.
Sopprimete il termine "occulta": vi
trovate davanti i poteri che la scienza moderna
possiede o a cui tende.
Secondo la leggenda a quell'epoca da tempo
formatasi, la società dei Rosa-Croce pretendeva
che il potere
dell'uomo sulla natura e su se stesso sarebbe
diventato infinito, che l'immortalità e il
controllo di tutte le
forze naturali fossero alla sua portata, e che
tutto ciò che avviene nell'universo avrebbe
potuto essere
conosciuto. Non c'è niente di assurdo in
questo, e i progressi della scienza hanno in
parte giustificato quei
sogni. Pertanto l'appello del 1622, in un
linguaggio moderno potrebbe essere affisso sui
muri di Parigi o
apparire su un quotidiano, se degli scienziati
si riunissero a congresso per informare gli
uomini dei pericoli
che corrono e della necessità di collocare le
loro attività in nuove prospettive sociali e
morali. Certe
dichiarazioni patetiche di Einstein, certi
discorsi di Oppenheimer, qualche editoriale del
"Bollettino degli
atomisti americani", suonano esattamente
come quel manifesto Rosa-Croce. Ecco anche un
testo russo recente.
A proposito della conferenza sui radioisotopi,
tenuta-si a Parigi nel 1957, lo scrittore
sovietico
Vladimir Orlov scriveva: "Gli 'alchimisti'
di oggi devono ricordare gli statuti dei loro
predecessori del
Medioevo, statuti che si conservano in una
biblioteca di Parigi, e che proclamano che non
si possono
dedicare all'alchimia se non gli uomini 'dal
cuore puro e dalle intenzioni elevate'".
L'idea di una società internazionale e segreta,
formata da uomini intellettualmente molto
progrediti,
trasformati spiritualmente dall'intensità del
loro sapere, desiderosi di proteggere le loro
scoperte scientifiche
contro i poteri organizzati, la curiosità e
l'avidità degli altri uomini, e che si
riservano di utilizzare le loro
scoperte al momento buono, o di tenerle nascoste
per parecchi anni, o di metterne in circolazione
solo un'infima
parte, quest’idea è nello stesso tempo molto
antica e ultramoderna. Essa era inconcepibile
nel secolo XIX o
soltanto venticinque anni fa. È concepibile
oggi. Su un certo piano, oso affermare che una
tale società esiste in
questo momento. Certi ospiti di Princeton (penso
in particolar modo a uno scienziato viaggiatore
orientale2)
hanno potuto averne consapevolezza. Se niente
prova che nel secolo XVII è esistita la
società segreta dei Rosa-
Croce, tutto ci invita a pensare che una
società di quel genere si formi oggi, per la
forza delle cose, e che essa si
iscrive logicamente nell'avvenire. Occorre
ancora che ci spieghiamo sulla nozione di
società segreta. Questa
nozione stessa, cosi lontana, è illuminata dal
presente.
Torniamo ai Rosa-Croce. "Essi costituiscono
allora" ci dice lo storico Serge Hutin
"la collettività degli
esseri che pervenuti ad un grado superiore a
quello della comune umanità, possiedono così
gli stessi caratteri
interiori che permettono loro di riconoscersi.
"
Questa definizione ha il pregio di respingere il
guazzabuglio occultista, almeno ai nostri occhi.
Ciò perché
abbiamo del "grado superiore" un'idea
chiara, quasi scientifica, attuale, ottimista.3
Siamo ad uno stadio di ricerche in cui si prende
in considerazione la possibilità di mutazioni
artificiali atte a
migliorare gli esseri viventi e l'uomo stesso.
"La radioattività può creare mostri, ma
essa ci darà anche dei
geni" dichiara un biologo inglese. Il punto
di arrivo della ricerca alchimistica, che è là
trasmutazione
dell'operatore stesso, è forse il punto di
arrivo della ricerca scientifica attuale.
Vedremo subito che, in una
certa misura, questo sì è già verificato per
alcuni scienziati contemporanei.
Gli studi d'avanguardia in psicologia sembrano
provare l'esistenza di uno stato diverso dagli
stati di sonno
e di veglia, di uno stato di coscienza superiore
in cui l'uomo sarebbe in possesso di mezzi
intellettuali
decuplicati. Alla psicologia delle profondità,
che dobbiamo alla psicanalisi, aggiungiamo oggi
una psicologia
delle altezze che ci mette sulla via di una
possibile superintellettualità. Il genio non
sarebbe che una delle tappe
del cammino che può percorrere l'uomo in se
stesso per raggiungere l'uso della totalità
delle sue facoltà. In
una vita intellettuale normale, noi non
utilizziamo la decima parte delle nostre
possibilità di attenzione, di
indagine, di memoria, di intuizione, di
coordinazione. Potrebbe darsi che noi fossimo
sul punto di scoprire, o
riscoprire, le chiavi che ci permetteranno di
aprire in noi porte dietro le quali ci attende
una moltitudine di conoscenze.
Su questo piano, l'idea di un prossimo mutamento
dell'umanità non ha nulla a che fare col sogno
occultista, ma con la realtà. Ritorneremo a
lungo su questo argomento nei prossimi capitoli.
Senza dubbio esistono già fra di noi uomini che
stanno mutando, o, in ogni caso, uomini che
hanno già
fatto qualche passo sulla via che tutti un
qualche giorno prenderemo.
Secondo la tradizione,4 non bastando il termine
"genio" a indicare tutti gli stati
superiori possibili del cervello
umano, i Rosa-Croce sarebbero stati spiriti di
un altro calibro, che si riunivano per
cooptazione. Diciamo
piuttosto che la leggenda Rosa-Croce sarà
servita di sostegno a una realtà: la società
segreta permanente degli
uomini superiori illuminati; una cospirazione
alla piena luce del giorno.
La società dei Rosa-Croce si sarebbe formata
naturalmente, quando uomini pervenuti ad uno
stato di
coscienza elevata cercarono altri uomini con cui
comunicare, simili a loro per grado di
conoscenza, e con cui
il dialogo fosse possibile. È il caso di
Einstein capito soltanto da cinque o sei uomini
nel mondo; o di poche
centinaia di matematici e di fisici in grado di
riflettere utilmente sulla rimessa in questione
del principio di
parità.
Per i Rosa-Croce non c'è altro studio che
quello della natura, ma questo studio non è
realmente
illuminante se non per menti di un calibro
diverso dalla mente comune.
Applicando un intelletto di calibro diverso allo
studio della natura, si arriva alla totalità
delle conoscenze
e alla saggezza. Questa idea nuova, dinamica, ha
affascinato Descartes e Newton. Più di una
volta sono stati
ricordati i Rosa-Croce nei loro riguardi.
Significa che erano affiliati? Questa domanda
non ha senso. Noi non
immaginiamo una società organizzata, ma
necessari contatti fra intelletti diversamente
calibrati, un linguaggio
comune, non segreto, ma semplicemente
inaccessibile agli altri uomini in una data
epoca.
Se profonde conoscenze sulla materia e
sull'energia, sulle leggi che reggono l'universo
sono state elaborate
da civiltà oggi scomparse, e se frammenti di
quelle conoscenze sono stati conservati nel
corso de) tempo (cosa
di cui, d'altronde, non siamo certi), hanno
potuto esserlo solo per opera di intelletti
superiori e in un
linguaggio necessariamente incomprensibile per
l'uomo comune. Ma se non accettiamo questa
ipotesi,
possiamo tuttavia immaginare nel corso del tempo
una successione di intelletti fuori della
normale misura,
comunicanti fra di loro. Tali intelletti sanno
in modo evidente di non avere il minimo
interesse ad ostentare la
loro potenza. Se Cristoforo Colombo fosse stato
una mente fuor di misura avrebbe tenuta segreta
la sua
scoperta. Obbligati ad una specie di
clandestinità, questi uomini non possono
stabilire contatti soddisfacenti
che con i loro eguali. Basta pensare alla
conversazione dei medici intorno al letto di un
paziente, in ospedale,
conversazione ad alta voce e di cui tuttavia il
malato non capisce niente, per capire la nostra
ipotesi senza
immergere l'idea nelle nebbie dell'occultismo,
dell'iniziazione, ecc. Infine va da sé che
intelletti di questo genere,
che cercano di passare inosservati semplicemente
per non essere ostacolati, avrebbero ben altro
da fare che
giocare ai cospiratori. Se formano una società,
è per la forza stessa delle cose. Se hanno un
particolare
linguaggio, è perché le
nozioni generali che quel linguaggio esprime
sono inaccessibili alla comune mente umana. In
questo senso, e unicamente
in questo senso, noi accettiamo l'idea di
società segreta. Le altre società segrete,
quelle che sono state
scoperte, e che sono innumerevoli, più o meno
potenti e pittoresche, non sono ai nostri occhi
che imitazioni, giochi di
bambini che copiano gli adulti.
Finché gli uomini alimenteranno il sogno di
ottenere qualche cosa per niente, i) denaro
senza lavorare, la
cultura senza lo studio, il potere senza il
sapere, la virtù senza l'ascesi, le società
sedicenti segrete e
iniziatiche fioriranno, con le loro gerarchie
imitative e il loro borbottio che scimmiotta il
linguaggio segreto,
cioè tecnico.
Abbiamo scelto
l'esempio dei Rosa-Croce del 1622 perché il
vero rosa-crociano, secondo la tradizione, non
si appoggia ad alcuna iniziazione misteriosa, ma
allo studio approfondito e coerente del Liber
Mundi, del libro
del mondo e della natura. La tradizione
Rosa-Croce è dunque uguale a quella della
scienza contemporanea. Oggi
cominciamo a capire che uno studio approfondito
e coerente di questo libro della natura esige
altro dallo
spirito di osservazione quello che ultimamente
chiamavamo lo spirito scientifico - e anche
altro da ciò che
chiamiamo l'intelligenza. Al punto in cui sono
le nostre ricerche, occorrerebbe che lo spirito
superasse se
stesso, e l'intelligenza si trascendesse.
L'uomo, troppo umano, non basta più. Si deve
forse ad una identica
constatazione - fatta nei secoli passati da
uomini superiori -, se non la realtà, almeno la
leggenda dei Rosa-
Croce. Il moderno, ancora conservatore, è
razionalista.
Il contemporaneo del futuro si sente religioso.
Molto modernismo ci allontana dal passato. Un
po' di
futurismo ci riconduce al passato.
"Fra i più giovani atomisti" scrive
Robert Jungk5 "alcuni considerano i loro
studi come una specie di
collaborazione intellettuale che non
comporterebbe né significati profondi né
impegni morali, ma alcuni
trovano già nella ricerca .un'esperienza
religiosa."
I nostri rosa-crociani del 1622 facevano in
Parigi "soggiorno invisibile". Nel
clima attuale di polizia e di
spionaggio, ciò che ci colpisce è il fatto che
i grandi ricercatori riescono a comunicare fra
di loro tagliando
completamente le piste che potrebbero portare i
governi fino ai loro lavori. La sorte del mondo
potrebbe essere
discussa da dieci scienziati, e a voce alta,
davanti a Krusciov e Eisenhower, senza che
questi signori capissero
una parola. Una società internazionale di
ricercatori, che non intervenisse negli affari
umani, avrebbe tutte le
probabilità di passare inosservata, come
passerebbe inosservata una società che
limitasse i propri interventi a casi
particolarissimi. Anche i suoi mezzi di
comunicazione potrebbero non essere scoperti. La
radio poteva benissimo
essere scoperta nel secolo XVII e gli apparecchi
a galena, così semplici, avrebbero potuto
servire agli iniziati.
Allo stesso modo le ricerche moderne sui mezzi
parapsicologici hanno potuto portare ad
applicazioni di
telecomunicazione. L'ingegnere americano Victor
Enderby recentemente ha scritto che, se
risultati erano stati
ottenuti in questo campo, erano stati conservati
segreti per spontanea volontà degli inventori.
Ciò che inoltre colpisce, è il fatto che la
tradizione Rosa-Croce allude ad apparecchi o a
macchine che la scienza
ufficiale dell'epoca non è riuscita a
fabbricare: lampade perpetue, registratori di
suoni e di immagini, ecc. La
leggenda descrive apparecchi trovati nella tomba
del simbolico "Chri-stian Rosenkreutz"
che avrebbero potuto essere del
1958, ma non del 1622. Il fatto è che la
dottrina Rosa-Croce ha per oggetto il dominio
dell'universo per
mezzo della scienza e della tecnica, e non per
mezzo dell'iniziazione o della mistica.
Allo stesso modo noi possiamo concepire nella
nostra epoca una società che tiene segreta una
tecnologia.
Le persecuzioni politiche, le violenze sociali,
lo sviluppo del senso morale e della coscienza
di una terribile
responsabilità, costringeranno sempre più gli
scienziati a entrare nella clandestinità. Ora,
questa clandestinità
non farà rallentare le ricerche. Non si può
pensare che i missili e le enormi macchine per
scomporre l'atomo, siano
ormai i soli strumenti del ricercatore. Le vere
grandi scoperte sono sempre state fatte con
mezzi semplici, con
un'attrezzatura ridotta. È possibile che in
questo momento esistano nel mondo luoghi dove la
densità
intellettuale è particolarmente grande e dove
si afferma questa nuova clandestinità. Entriamo
in un'epoca che
ricorda molto gli inizi del secolo XVII, e forse
è in preparazione un nuovo manifesto del 1622.
Forse, anche, è
già apparso. Ma non ce ne siamo accorti.
Ciò che ci allontana da
questi pensieri, è il fatto che i tempi antichi
si esprimono sempre in formule
religiose. Allora noi non prestiamo loro che
un'attenzione letteraria,
"spirituale". È in questo modo che
siamo
moderni. È in questo modo che non siamo
contemporanei del futuro.
Infine, ciò che ci colpisce è l'affermazione
reiterata dei Rosa-Croce e degli alchimisti,
secondo cui il fine della
scienza delle trasmutazioni è la trasmutazione
dello spirito stesso. Non si tratta di magia,
né di ricompensa calata
dal cielo, ma di una scoperta delle realtà, che
obbliga lo spirito dell'osservatore ad assumere
una diversa
posizione. Se pensiamo all'evoluzione
estremamente rapida dello stato spirituale dei
primi grandi atomisti,
cominciamo a capire ciò che volevano dire i
Rosa-Croce. Siamo in un'epoca in cui la scienza,
al suo estremo,
raggiunge l'universo spirituale e trasforma lo
spirito dell'osservatore stesso, lo pone ad un
livello diverso da
quello dell'intelligenza scientifica divenuta
insufficiente. Ciò che accade ai nostri
atomisti si può paragonare
all'esperienza descritta dai testi di alchimia e
dalla tradizione Rosa-Croce. Il linguaggio
spirituale non è un
balbettio che precede il linguaggio scientifico,
ma piuttosto il risultato di questo. Ciò che
avviene nel nostro
presente è potuto avvenire nei tempi antichi,
su un altro piano di conoscenza, cosicché la
leggenda Rosa-Croce e la realtà
di oggi si illuminano reciprocamente. Bisogna
guardare le cose antiche con occhi nuovi, questo
aiuta a
comprendere il futuro.
Noi non siamo più, ormai, in un'epoca in cui il
progresso si possa identificare esclusivamente
con quello
scientifico e tecnico. Appare un altro dato,
quello che si trova nei Superiori Ignoti dei
secoli passati quando
mostrano che l'osservazione del Liber Mundi sbocca
su "un'altra cosa". Un fisico
eminente, Heisenberg,
dichiara oggi: "Lo spazio in cui si
sviluppa l'essere spirituale dell'uomo ha
dimensioni diverse da quella in cui
si è dispiegato durante gli ultimi
secoli".
Wells morì scoraggiato. Intelligenza superiore,
era vissuto della fede nel progresso. Ma Wells,
verso la fine
della sua vita, vedeva quel progresso assumere
aspetti spaventosi. Egli non aveva più fiducia.
La scienza
rischiava di distruggere il mondo, i più grandi
mezzi di annientamento erano recente invenzione.
"L'uomo è
giunto al limite delle sue possibilità"
dice nel 1946 il vecchio Wells disperato. In
quel momento il vecchio
che era stato un genio dell'anticipazione cessò
di essere un contemporaneo del futuro. Noi
cominciamo a
indovinare che l'uomo non è giunto che al
traguardo di una delle sue possibilità.
Appaiono altre possibilità. Si
aprono altre vie che il flusso e il riflusso
dell'oceano delle epoche coprono e scoprono
alternamente. Wolfgang
Pauli, matematico e fisico di fama mondiale,
qualche tempo fa faceva professione di
scientismo rigido nella
migliore tradizione del secolo XIX. Nel 1932, al
Congresso di Copenaghen, per il suo glaciale
scetticismo e la
sua volontà di potenza, appariva come il
Mefistofele di Faust. Nel , questo spirito
profondo aveva tanto allargato
le sue prospettive che si faceva il pittore
eloquente di una via di salvezza interiore a
lungo trascurata.
Quest'evoluzione è tipica. È quella della
maggior parte dei grandi atomisti. Non è una
ricaduta nel moralismo o in
una vaga religiosità. Al contrario, si tratta
di un processo nell'attrezzatura dello spirito
di osservazione; di una
nuova riflessione sulla natura della conoscenza.
"Di fronte alla divisione delle attività
dell'intelletto umano in
campi distinti, rigidamente mantenuta dal secolo
XVII in poi", dice Wolfgang Pauli "io
immagino un fine
che sarebbe il dominio dei contrari, una sintesi
che abbraccia l'intelligenza razionale e
l'esperienza mistica
dell'unità. Questo fine è il solo che si
accordi col mito, espresso o no, della nostra
epoca."
CONTINUA
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