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Romanzo
didattico del Dr. Alberto Lomuscio e
della Dr.ssa Lucia Colombo.
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INDICE |
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POSTFAZIONE:
RIFLESSIONI DEGLI AUTORI
RIFLESSIONI DI
LUCIA DOPO LA RILETTURA DEL RACCONTO
Rileggendo quanto
abbiamo scritto mi vengono spontanee alcune
domande e riflessioni: innanzitutto, è
normale che i momenti chiave della storia
avvengano sempre all’aperto e al tramonto? Si
può pensare che il
tramonto sia il momento della raccolta, del
"tirare i remi in barca", e poi la
raccolta si svolge all’aperto,
come a raccogliere quello che è stato seminato,
e sia il tramonto che la raccolta appartengono
alla Loggia del
Metallo, Loggia che permea un po’ tutto il
racconto.
Inoltre, non mi sembra casuale che la storia
cominci in primavera e finisca in autunno, quasi
a
significare che si tratta di un ciclo che
inizia, raggiunge il suo culmine e infine
termina.
E ancora, tornando al prisma, devo dire che ho
una grande attrazione per il cristallo (il
prisma con il
colore che è tutti i colori, che li contiene
tutti, dipende solo dalla luce – Legno – che
gli diamo…) e per le
pietre coi riflessi, che cioè mostrano di sé
un aspetto diverso ad ogni istante, perché la
luce che le colpisce
offre immagini sempre differenti, come è tipico
della labradorite (pietra di luna), soprattutto
scura (bluverde:
legno!). E poi le pietre sono nascoste, al buio,
bisogna "scavare" per trovarle…
QUALCHE GIORNO
DOPO, LUCIA SCRIVE UNA MAIL AD ALBERTO
Torno ora dall’oculista,
ho ancora le pupille dilatate. Dunque, l’oculista
(che stress incredibile l’attesa
di questo controllo) ha trovato i miei occhietti
in buona salute (correzione di miopia e
astigmatismo), ma
soprattutto lo pterigio che tanto mi ha fatto
soffrire e che tu avevi trattato con i tuoi
magici aghi, anziché
recidivare ogni 3-6 mesi come è suo uso (e
richiedere ogni volta un intervento), nel mio
caso dopo 18 mesi
abbondanti accenna solo a riformare "un
fronte", certo da tenere sotto controllo,
ma nulla più: è bellissimo,
grazie grazie grazie: questa notizia è un po’
una luce nel grigiume di questo periodo un po’
troppo triste della
mia vita!!! Grazie, grazie davvero perché so
che i tuoi aghi davvero hanno lavorato per me,
dovevo
informarti subito per non perdere la magia di
questo momento che tu puoi immaginare quanto
importante e
delicato sia per me!
Parlando invece della tua lezione di stamattina,
mi ha fatto piacere sentirti parlare del Metallo
come
memoria delle sensazioni, perchè era quello che
volevo dire ma che non riuscivo a esprimere in
una delle
ultime chiacchierate con te (i profumi come
sensazioni). In effetti, il Metallo accoglie i
profumi, che sono
potentissimi nel richiamare in modo immediato
(ossia, non mediato) alla memoria i ricordi, le
persone, le
sensazioni, con una coloritura fortemente
emotivo-istintiva che ci fa comprendere, forse,
come vivano e
percepiscano la vita gli animali, che basano le
proprie sensazioni sugli odori. E poi, a
pensarci bene, è vero
anche dal nostro punto di vista occidentale: la
neurologia ci insegna che è proprio il
rinencefalo, ossia quella
parte del cervello che accoglie gli odori, che
è anche la prima sede di fissazione della
memoria.
Pensa che oggi, dopo anni, sono riuscita a
riconciliarmi un po’ col mio Legno: ho
indossato il verde
sulla pelle e ho messo i tacchi (mi alzo, dallo
yin allo yang).
Poi mi è divenuto chiarissimo perché non solo
ho paura di volare, ma ne ho il terrore! Se il
Metallo è
tornare dallo yang del cielo verso la terra, il
Legno è innalzarsi dallo yin della terra verso
il cielo!
Lo sai che ho ripreso a ricordare i miei sogni,
nei quali trasferisco alcune delle mie
sensazioni quotidiane
più forti, tipo la sindrome del "burnout"?
Ciò non vuol dire che la mia censura interna
lascia passare (e non
mi colpevolizza più) alcune sensazioni che
prima erano "top secret"?
Ho capito cinesemente perché i risvegli
improvvisi e ripetuti (vedi il nostro lavoro)
possono causare
morte improvvisa come insegnano i sacri testi
occidentali: ma facciamo circolare come si deve
questa
energia?
Infine una nota sulla mia vita personale: il
brainstorming ha dato i suoi frutti, e dopo una
fase di "cuore
vuoto", come dici tu, tante cose sono
cambiate; nella consapevolezza che il meglio è
nemico del bene,
sempre come dici tu, sto semplicemente cercando
di stare bene io, ora, adesso: domani potrebbe
non essere
più così, ma ora mi accontento, sto bene (ehm…benino).
Ho iniziato anch’io come i miei ragazzi a
lavorare
con i cani, anche se non ho un cane mio, ma
approfitto del cane dell’istruttore, che è
molto riscaldante; pensa
che, ora ha senso, ho sempre desiderato avere un
cane per difesa personale (chi più e meglio di
un canefuoco
potrebbe difendere il mio Metallo da intrusioni
esterne?). Vorrei sì un cane mio, ma devo
ancora e
voglio fare la mamma a tempo quasi pieno ancora
per un po’, ma non mi pesa, credo di aver
trovato un buon
compromesso; questa decisione mi ha permesso di
uscire in parte da quel lungo periodo di
anestesia emotiva
che mi avviluppava.
L’anestesia emotiva sto cercando invece di
raggiungerla sul posto di lavoro, dove il
maledetto nonnismo
regna sovrano.
Ti stupirà invece sapere la conclusione,
momentanea ma forse no, della situazione
familiare: ha deciso
più mio padre di me, ma questa decisione è il
minore dei mali anche per me: mi ha cancellata.
Mio fratello si
è adattato alla nuova situazione molto
rapidamente, visto che ora non deve più
dividere nulla con nessuno
(per la verità neanche prima, ma ora è come
dirlo in modo ufficiale che io non esisto più),
mentre mia
mamma direi solo per dovere talvolta telefona, e
fa solo quello, non di più, tanto per tacitare
la sua coscienza
perché poi parla solo di quanto è bravo mio
fratello, di tutti i suoi problemi e di quello
che deve fare per
aiutare lui e la sua famiglia, quindi se il
meglio è nemico del bene, questo è bene per
me, perché non soffro
per tutte le abituali e quasi quotidiane
cattiverie dei miei familiari. Meglio nessun
rapporto che un rapporto
sbagliato, meglio nessun
contatto, e io non so e non posso immaginare
tutto quello che succede ai miei
familiari "biologici": è il nulla.
In questo periodo mi risulta ristoratore anche
il sogno con ansia che poi ricordo, perché mi
permette di
"scaricare" quello che accumulo giorno
per giorno e che talvolta non razionalizzo in
pieno,e mi sembra che
mi permetta di digerire meglio alcune realtà
che vivo.
Per quanto riguarda questa tesi, che poi è
diventata un racconto, mi mette un po’ in
ansia il fatto che sia
in qualche modo "finita", perché in
realtà secondo me c’è ancora moltissimo da
dire e da fare: i meridiani,
come hai detto tu oggi, ma non solo: mi darai la
possibilità di continuare questo cammino? Mi
piacerebbe,
anche se oggi sono piatta, piattissima,
continuare a lavorare con te.
Lucia
RISPOSTA DI
ALBERTO A LUCIA
Cara Lucia,
riprendo la tua mail dall’ultima domanda,
perché è la cosa che più mi ispira
riflessioni e
approfondimenti.
La tua ansia di fronte alla tesi
"finita" mi ricorda le mie sensazioni
quando un bel libro o un bel film
finisce: senti nel cuore uno struggimento
angoscioso, perché sai che quel bellissimo
viaggio è terminato, ed è
come se qualcosa di bello morisse.
Ma qui no!!!
Qui è diverso!
Ricorda cosa porta scritto ogni ala di gabbiano!
La tua tesi, che poi è diventata un gradevole
racconto, è una specie di trampolino di lancio,
più che un
punto di arrivo: quando si arriva alla fine del
trampolino che si fa? Ci si tuffa! Ed è lì che
comincia la
nuotata! Quando arrivi alla fine della pista di
decollo cosa fa l’aereo? Vola!!!
E’ più chiaro adesso?
Tu hai letto "La Profezia di
Celestino" [19]? Ebbene, dopo quel
bellissimo libro, Redfield ha scritto "La
decima illuminazione"[20]: a parte la
piacevolezza del romanzo, fino alle ultimissime
pagine non ero
riuscito a capire quale fosse il vero messaggio
del libro. Poi alla fine l’ho capito, come in
una specie di
illuminazione improvvisa: tutto quello che era
stato scritto nella "Profezia", tutte
quelle bellissime
illuminazioni, non valgono nulla, proprio nulla,
se non domina alla fine la "Decima":
ossia, molto molto
semplicemente, "mantenere la visione".
A che serve aver capito tutto se poi continuiamo
a vivere la nostra
vita senza variazioni? Restano solo belle
parole! A cosa serve a un gabbiano aver imparato
a volare se poi se
ne va a piedi, o al massimo prende l’autobus?
Non hai mai visto un gabbiano prendere l’autobus?
Beh, ehm… era una battuta.
Dicevo: a cosa serve aver pitturato alla
perfezione le pareti di una casa se poi non
fissiamo la vernice,
lasciando che la prima pioggia se la porti via?
Per noi, mantenere la visione, vuol dire
continuare a viaggiare insieme, magari
procurandoci piacevoli
compagni di viaggio.
Stai a sentire la mia proposta: io e un’allieva
del quarto anno stiamo progettando di fondare un
gruppo,
una specie di "circolo" dedicato
esclusivamente a chi vuol continuare a
percorrere i sentieri della ricerca
energetica vivendo nella quarta dimensione, che
come tu sai, non è un luogo fisico, né
tantomeno uno stato
d’animo, bensì un nuovo modo d’essere. In
fondo all’Appendice troverai un brano sui
Rosa-Croce tratto da
un famoso libro di Pawel, "Il mattino dei
maghi" [21]: leggilo, così comprenderai
meglio il significato
profondo di ciò che voglio dire.
Che il tuo domani possa sempre essere azzurro e
luminoso.
Alberto
VOLA PIU’ IN LA’
Si', ogni ala di
gabbiano porta scritto 'vola piu' in la''...
perche' il dao, il nostro cammino, continua...
e io ora ho un cane.

Un magnifico cane.
Il cane che desideravo da sempre, dal profondo,
con tutta me stessa. ho un cane, un cane che mi
adora,
che mi segue, che non mi abbandonerebbe mai, che
sembra capire cio' che dico e cio' che
desidero... un
cane... un cane mio. un cane che mi riscalda,
che mi protegge... un cane...
un cane... una collie tricolore, come ho sempre
sognato... un cane...un regalo.
di mia mamma.
Si', proprio cosi'.
Perche' forse bisogna
anche saper aspettare per volare piu' in la',
perche' il nostro cammino forse non e'
sempre quello che crediamo e ci disegnamo,
perche' forse le risposte possono anche non
essere cosi'
lontane... perche' forse ora anche io riusciro'
a volare, a guardare chi mi sta intorno con
occhi nuovi...
no, non io, ma il mio Se', che ora non ha piu'
paura...
Questo, cosi' come lo
leggi, e' ... il pedaggio del mio ultimo mal di
schiena con otite d
accompagnamento. ma ora davvero so che quello
che mi aspetta sara' uno splendido autunno.....
Ti abbraccio Lucia
CONTINUA
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