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Romanzo
didattico del Dr. Alberto Lomuscio e
della Dr.ssa Lucia Colombo.
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INDICE |
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DAL
NOI AL SE’, SOTTO I MORSI DELL’IO
Finalmente
giunge il giorno tanto atteso.
Davanti al castello si è radunata la gran folla
di docenti, allievi, segretarie, e anche qualche
ex-allievo già
diplomato. C’è un gran vociare, e si può ben
immaginare quale sia il principale argomento di
conversazione:
infatti, nulla è ancora trapelato né su chi
siano i misteriosi nuovi vicini, né cosa sia la
costruzione che tanto
ha rotto i timpani nei mesi precedenti. Chi teme
che si tratti di un fast-food o di una
discoteca, chi spera che
sia una biblioteca o un museo, chi suggerisce
che potrebbe trattarsi di una villa o di un
centro commerciale, e
così via.
Quando Roberto fa cenno che ci si può mettere
in cammino, è un piccolo esercito quello che si
muove:
oltre duecento persone che si dirigono,
attraverso il bosco, verso il bersaglio della
comune e grande curiosità.
Alberto e Lucia sono fra i primi ad arrivare.
La
misteriosa costruzione
-Ma pensa un po’! – esclama Alberto
entrando nella radura e guardando stupito la
nuova costruzione.
-Non è possibile! Chi l’avrebbe mai detto!
– commenta Lucia
-Ma è un monastero! – osserva Marco
scavalcando un piccolo tronco
Sulla porta d’ingresso dell’imponente
costruzione sta una figura alta, snella, di
nobile aspetto, vestita
con una tonaca bianca, la lunga barba fluente
sul petto, lo sguardo penetrante e benevolo. La
sua voce è
calma, calda, tonante.
-Benvenuti a tutti! – echeggia la voce del
Monaco mentre la folla silenziosamente si
avvicina alla porta –
Entrate nel mio umile monastero: ho preparato un
rinfresco per voi! –
-Maestro! – lo saluta Alberto
-Questa – aggiunge Lucia – è la sorpresa
più grande che potessi immaginare! –
Il Monaco, sorridente, entra nel giardino zen
dentro al monastero, seguito da tutti i suoi
ospiti, e offre
loro un sontuoso rinfresco.
Il giardino del monastero
-Maestro, – gli chiede Alberto
sorseggiando un succo di frutta – ma hai fatto
tutto da solo? Ma allora sei
straricco! –
-Amico mio – gli risponde il Monaco – il
denaro c’era, ma solo ora dall’Universo è
giunto il segnale di
usarlo! –
-Ora dunque non sei più il Monaco Errante –
osserva acutamente Lucia
-No, cara: anche i gabbiani, prima o poi, fanno
il nido –
-Questa era quindi la meta del tuo errare per il
mondo? – chiede Alberto
-Non questo monastero – precisa il maestro –
bensì la mia ascesa verso il mio SE’, che mi
ha portato a
pormi una domanda illuminante: a che serve
salire dall’IO al SE’, senza poi trasmettere
questa luce di
consapevolezza ad altri dieci, cento, mille
piccoli monaci erranti?
-Ma allora… - accenna Lucia
-Sì cara: – la interrompe il Monaco, intuendo
la sua domanda – questa è una scuola. Ma non
una scuola
di cultura: sarà una palestra di pensiero. E
chiunque potrà entrare e uscire a suo
piacimento, senza legami o
obblighi di sorta. –
-Hai ragione: – riflette Alberto – a che
serve la luce se resta imprigionata in un solo
cuore? –
-Semmai – aggiunge Lucia – è l’IO che,
come fosse una belva pericolosa, deve essere
incarcerato –
-Brava Lucia! – la loda il Monaco – E devo
dire che è soprattutto grazie a voi due se sono
riuscito a
spiccare il balzo finale verso le sfere più
rarefatte del mio SE’ –
La festa sta volgendo al termine, e già molti
invitati sono passati a salutare il Monaco prima
di
incamminarsi verso il Castello delle Energie
Luminose. Quando restano solo poche decine di
persone e il
sole è ormai una palla arancione, bassa sull’orizzonte,
il Monaco decide di invitare Alberto e Lucia a
visitare
le viscere del monastero.
-Ci vuoi portare nelle segrete? – chiede
Lucia, con un pizzico di apprensione
-Certo, amici! Ma non dovrete aver paura. Ve la
sentite? – chiede il Maestro
-Con te non abbiamo mai paura! – è la franca
risposta di Alberto
-Ma almeno posso sapere cosa c’è laggiù? –
domanda Lucia
-Venite, e vedrete coi vostri stessi occhi –
taglia corto il Monaco
I tre scendono nelle segrete del monastero,
lungo corridoi e scale debolmente illuminate,
finchè
giungono in un lungo corridoio sul quale si
aprono diverse porte di legno massiccio, chiuse
da pesanti sbarre
di metallo e con una piccola grata quadrata all’altezza
degli occhi.
-Cosa c’è in queste stanze? – chiede
Alberto, non del tutto tranquillo
Lucia sta per aggiungere qualcosa, ma lancia un
urlo quando sente provenire da una delle stanze
una
specie di ruggito soffocato, seguito da un
gemito agghiacciante.
-Dio mio, cos’è? – grida Lucia spaventata
-Dovete farvi forza – li esorta il Monaco –
Ve l’avevo detto che non sarebbe stato facile…-
-Sì, ma cosa tieni lì dentro? Animali feroci?
– chiede Alberto allarmato
-Peggio, amici miei, molto peggio! – risponde
misterioso il Maestro – Dovete sapere che
durante gli
ultimi giorni dei lavori, ho fatto un sogno
molto vivido: ho visto il mio e il vostro IO che
erano usciti dai
nostri corpi e si aggiravano per le fondamenta
del monastero –
-E come erano fatti? – chiede Alberto
-Fantasmi? Mostri? – rilancia Lucia
-Brutti, amici miei, molto brutti: ognuno di
essi racchiudeva tutta la negatività e la
meschinità di
ciascuno di noi tre –
-E poi? – chiede con ansia Alberto
-Purtroppo mi sono accorto che in realtà non
stavo dormendo, ma ero entrato in una fase di
meditazione
così intensa che l’oggetto della mia
meditazione aveva preso corpo –
-Ma è pazzesco! – sbotta Alberto – Vuoi
farci credere che abbiamo partorito dei mostri
in carne e ossa?–
-Giudicate voi: – risponde il Monaco con voce
tagliente mentre apre la finestrella della prima
porta –
quello è il mio IO –
Alberto e Lucia guardano inorriditi dentro la
cella, e vedono una figura scheletrica, che
ricorda
vagamente il Monaco, che emette rutti e ruggiti,
mentre sbrana un osso sanguinolento.
Con una gran voglia di vomitare chiudono lo
sportello della grata, ma la loro curiosità è
ancora alle
stelle, e quando il Monaco apre la seconda
finestrella, appare loro uno spettacolo
altrettanto spaventoso: l’IO
di Lucia, sotto forma di un neonato simile a un
vampiro, si aggira per la cella con lunghi
artigli alle mani e ai
piedi, con uno sguardo ottuso e feroce che nulla
ha di umano.
Con altrettanta curiosità mista a terrore
guardano poi nella terza cella, dove sta l’IO
di Alberto: una
specie di grosso feto dall’aria profondamente
idiota, semiparalitico e orribile a vedersi.
Alberto e Lucia, adesso, non reggono più, e
scoppiano entrambi in un pianto silenzioso e
disperato, non
tanto per l’orrore e lo spavento, quanto
perché fulminati dalla consapevolezza che
quelle porcherie facevano
parte della loro persona fino a pochi giorni
prima.
Quando si calmano, è il Monaco a prendere la
parola per primo:
-Anch’io ho avuto un lungo pianto liberatore,
quando li ho trovati, - esordisce – ma vi
assicuro che
adesso, quando li vedo, provo solo un
grandissimo sollievo nel vedere che sono fuori
di noi. Però, cari amici,
vi dico che ogni tanto è bene tornare a far
visita al nostro IO, per tener desta la guardia,
per evitare che loro,
come vermi replicanti, possano colonizzare di
nuovo il nostro cuore: ora che l’IO è
sconfitto, nel nostro
cuore alberga solo il nostro SE’. Ma il SE’
è come un fiore delicato: va protetto e
custodito con fatica
quotidiana, incessantemente! Ricordate che
abitare oltre il velo di Maya è come tenere la
testa fuori dal
mare: le gambe e le braccia non devono mai
smettere di muoversi in armonia; ci vuole un
attimo per
scomparire di nuovo tra le onde. –
A quel punto il Monaco prende per mano i due
amici, e insieme a loro inizia a salire le scale
in silenzio,
concentrato, ispirato, finchè giunti nel
giardino ormai deserto e infuocato dalla luce
del tramonto, tutti e tre
si librano in aria, lievitando nella luce, e si
ritrovano a galleggiare nel vento senza peso,
spinti verso il
ghiacciaio illuminato dal sole, nuotando nell’arcobaleno
dai mille colori e volteggiando ognuno vede che
il
vero prisma è il proprio cuore, e un’esplosione
di luce e di colori si scatena dal ghiacciaio:
fiori di luce che
sbocciano, mille soli aprono i loro petali
fiammeggianti, un turbine di cristalli che
frantumano la luce in
miriadi di sfumature, spirali di arcobaleno li
avvolgono, e nella magica luminosità di mille
aurore boreali
ognuno vede finalmente il suo SE’ dai mille
volti: una nuvola dal volto umano, un gabbiano
lanciato
nell’azzurro, un dorato girasole sorridente.
La luce del crepuscolo li inghiotte in un
rigoglio di colori.
Il mattino seguente, Alberto e Lucia stanno
raggiungendo il monastero del loro Maestro, sia
per
ringraziarlo per l’esperienza di Luce Totale
della sera prima, sia perché sono curiosi di
assistere a una
lezione del Monaco che, inevitabilmente, si
preannuncia non certo tradizionale né didattica
nel senso
comune del termine.
-Cosa ti aspetti, Lucia? Io ti confesso che non
ho idea di come potrà impostare la lezione –
chiede
Alberto
-Mah…francamente neanch’io, anche perché
non so nemmeno da chi sia formato l’uditorio
–
Quando giungono nel giardino del monastero,
Alberto e Lucia restano sorpresi nel vedere che
gli allievi
sono tutti bambini di 6 –7 anni.
-Ma non sono troppo piccoli per ascoltare gli
insegnamenti del Monaco? – si chiede, quasi
tra sé e sé,
Lucia
-Effettivamente…-concorda Alberto entrando in
aula e vedendo il Maestro, con una splendida
tunica
bianca, che si accinge a parlare.
Sono incerti, Alberto e Lucia.
Incerti e confusi.
Non sanno cosa pensare.
Ma quando il Maestro apre bocca, ogni dubbio
svanisce, e la Gioia pervade serena i loro
cuori: rispetto a
ciò che sentono dire, ogni incertezza sull’età
o sulla capacità di comprensione dei bambini si
rivela più che
ridicola:
-Allora, bambini – esordisce infatti il
Vecchio Saggio – chi di voi mi sa dire quando
termina la notte e
quando inizia il giorno? –
Un bimbo alza la mano e subito risponde:
-E’ quando si vede un animale in lontananza e
si può dire se si tratta di un cane o di un
gatto –
-No! – replica il Monaco
-Allora – risponde un altro – è quando si
guarda un albero da lontano e si capisce se è
un melo o un fico–
-No! – ribatte ancora il Maestro, e aggiunge:
-Allora, quando comincia il giorno e finisce la
notte? –
E, di fronte al silenzio dei bimbi, la sua bocca
si dilata in un paterno e sereno sorriso pieno
di affetto
verso i suoi piccoli allievi, e così si
esprime:
-E’ quando guardate il volto di un uomo, di
una donna o di un bambino e capite che è vostra
sorella o
vostro fratello. Sì, bambini: perché se non
vedrete questo, sarà sempre ancora notte –
E Alberto e Lucia capiscono, ora, che nessun
orizzonte sarà mai un traguardo.
"…perché ogni ala di gabbiano porta
scritto: ‘più in là’ " [18]
CONTINUA
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