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Rassegna stampa

Romanzo didattico del Dr. Alberto Lomuscio e della Dr.ssa Lucia Colombo.


INDICE


IMPREVISTO!

Alberto e Lucia percorrono in silenzio il bosco per tornare al Castello, ancora profondamente scossi da quanto hanno visto, mentre il cielo infuocato incendia le nuvole e il vicino ghiacciaio, che sembrano ormai far parte delle loro stesse persone, tanto è forte la sensazione del Sé che si espande nei loro cuori.
A cena fanno molta fatica a prestare attenzione ai discorsi dei commensali, ancora assorti nei loro pensieri, ma il loro silenzio non viene notato più di tanto, perchè anche Roberto e Marco, seduti accanto a loro, non parlano molto.
Dopo cena, Marco si avvicina ad Alberto, con aria leggermente preoccupata.
-Alberto, puoi venire un momento? – gli chiede
-Certo, Marco. Qualcosa non va? –
-Qualche problemino. Andiamo nello studio di Roberto.
Alberto e Marco salgono al piano di sopra, dove Roberto li attende nel suo studio.
-Te la faccio breve – esordisce Roberto con voce pacata ma un po’ cupa – Marco lo sa già, e volevoillustrare la cosa anche a te, ma nel pomeriggio non ti ho trovato –
-Sì, Roberto – risponde Alberto entusiasmandosi – infatti volevo parlarvene: oggi ho avutoun’esperienza stranissima e pensate che… - ma Roberto, con voce gentile ma ferma, lo interrompe:
-Alberto, non dubito che tu voglia dirci qualcosa di interessante, ma ora mi preme metterti al corrente di quello che è successo qui –
-Oh, mamma mia, mi fate preoccupare: cosa succede? –
-E’ molto semplice: – risponde Roberto – tu sai bene che il Castello è nostro, mentre tutto il terreno intorno, compreso il bosco e la zona del torrente è proprietà pubblica, vero? 
--Sì, lo sapevo… - accenna Alberto senza ancora capire
-Allora: il terreno è stato tutto venduto – chiarisce Roberto
-Ma la cosa peggiore – aggiunge Marco – è che mentre prima il terreno non era edificabile, ora è stato dichiarato edificabile –
-Accidenti, ora capisco! – esclama Alberto – Volete dire che adesso potrebbero costruirci davanti un campeggio, o una discoteca, per esempio –
-Esatto – conferma Roberto
-E chi sono gli acquirenti? – chiede ancora Alberto
-Qui sta un altro problema: non sappiamo chi siano – spiega Marco
-Abbiamo provato a informarci, ma ci è stato risposto che si tratta di un’informazione riservata -
aggiunge Roberto-L’unica cosa che possiamo fare, dal momento che comunque saremo i loro vicini, è far loro arrivare dei messaggi tramite l’ente pubblico che vende, ma niente di più – conclude Marco
-Un bel pasticcio – commenta Alberto che poi, subito dopo, aggiunge: - Ma scusate, perché non proviamo a scrivere una lettera, spiegando quello che il bosco rappresenta per noi, per i nostri allievi, per la nostra scuola? Magari si riesce a far loro capire che sarebbe un disastro se ci piazzassero davanti un bar piuttosto che una giostra! –
-Caro Alberto, sei il solito idealista! – commenta bonariamente Roberto, e poi, rivolto a Marco: - Certo che a quel punto ce lo possiamo scordare il bosco delle Canzoni Celesti o il sentiero dello Yang Arrotolato! -
-Armonie Celesti, Roberto – lo corregge Marco con una risatina
-E lo Yang è Volteggiante, non Arrotolato! – incalza Alberto ridacchiando 
Alberto insiste poi sulla sua idea di provare a scrivere una lettera ai misteriosi compratori, facendo notare ai suoi
due amici che non avrebbero nulla da perdere, e che comunque tentar non nuoce; infine, dopo qualche altro breve scambio di opinioni, i tre si lasciano per andare a dormire. Rimasto da solo, Roberto, comodamente sprofondato nella sua poltroncina, riflette su quanto Alberto gli ha proposto, un po’ incerto sul da farsi, giocherellando con una matita: vuole trovare un sistema per fare breccia nel cuore dei misteriosi antagonisti in modo efficace.
All’improvviso, Roberto si alza di scatto e va a rovistare in un cassetto: trova un foglio dattiloscritto, lancia una rapida occhiata all’orologio a pendolo in noce massiccio dietro la sua scrivania, e a passi veloci scende nella Sala del Recupero del Qi, ormai semivuota, alla ricerca di Mademoiselle Carmela, una delle segretarie.
-Carmela, sono contento che sia ancora alzata – le si rivolge Roberto
-Sì, stavo chiacchierando ancora un po’ con Madame Anna. Aveva bisogno? –
-Mi rendo conto che è un po’ tardi – inizia Roberto mostrandole il foglio – ma volevo rubarle solo due minuti per battere questa lettera: sono poche righe –
-Non c’è problema – risponde la solerte Mademoiselle Carmela
Terminata la lettera, Roberto ringrazia la sua collaboratrice che, prima di salutarlo, gli chiede:
-Ma che cos’è questo scritto? E’ molto bello e toccante! –
-E’ una lettera che un capo indiano d’America scrisse al capo supremo dei visi pallidi oltre un secolo fa per implorarli di non rovinare lo spirito della loro terra – le spiega Roberto dandole la buona notte.
Roberto si sofferma a rileggere la lettera appena scritta da Carmela, che riporta le parole di Capo Seattle:
<< Il presidente di Washington manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Ma è possibile comprare o vendere il cielo? La terra? Questa per noi è un’idea sconosciuta. Se non possediamo la freschezza dell’aria o la vivacità dell’acqua, come potremo comprarli? Ogni lembo di questa terra è sacro al mio popolo. Ogni ago di pino, ogni lido sabbioso, le brume dei boschi, ogni prato, ogni ronzio d’insetto. Sono tutti sacri nella memoria e nel sentimento del mio popolo. Conosciamo la linfa che scorre negli alberi come conosciamo il sangue che scorre nelle nostre vene. Siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle. L’orso, il cervo, la grande aquila, questi sono i nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo del cavallo e l’uomo, tutto appartiene alla stessa famiglia. L’acqua scintillante che scorre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi venderemo la nostra terra, dovrete ricordare che è sacra. Ogni riflesso spettrale nell’acqua chiara racconta eventi e memorie della vita della mia gente. Il mormorio delle acque è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli. Spengono la nostra sete. Sostengono le nostre canoe e nutrono i nostri bambini. Perciò dovrete avere per ogni fiume la dolcezza che si ha per un fratello. Se vi venderemo la nostra terra, ricordate che l’aria è preziosa per noi, che l’aria condivide il proprio spirito con la vita che sostiene. Il vento che fornì ai nostri antenati il primo alito riceve anche il nostro ultimo sospiro. E sempre il vento dà ai nostri bambini lo spirito della vita. Così, se vi venderemo la nostra terra, dovrete conservarla e considerarla sacra, come un posto dove l’uomo può recarsi ad assaporare il vento che profuma dei fiori della prateria. Insegnerete ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini? Che la terra è la nostra madre? Ciò che accade alla terra accadrà a tutti i figli della terra. Questo sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, l’uomo appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate come il sangue che ci unisce. L’uomo non ha tessuto la tela della vita, egli ne è solo un filo. Qualunque cosa farà alla tela, la farà a se stesso. Una cosa sappiamo: il nostro dio è anche il vostro dio. La terra è preziosa per lui e recarle danno significa suscitare lo sdegno del suo creatore. Il vostro destino è per noi un mistero. Che cosa accadrà quando tutti i bisonti saranno stati massacrati? I cavalli selvaggi domati? Che cosa accadrà quando i sacri angoli della foresta avranno l’odore pesante dei tanti uomini e i contorni perfetti delle colline saranno deturpati dai fili parlanti? Dove sarà il bosco? Perduto! Dove sarà l’aquila? Scomparsa! E che cosa sarà dire addio al rapido pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. Quando l’ultimo Uomo Rosso sarà svanito con la sua natura selvaggia e il suo ricordo sarà solo l’ombra di una nuvola che attraversa la prateria, queste sponde e queste foreste saranno ancora qui? Sarà rimasto qualcosa dello spirito del mio popolo? Amiamo questa terra come un bimbo ama il battito del cuore della madre. Così, se vi venderemo la nostra terra, amatela come noi l’abbiamo amata. Prendetevi cura di essa come abbiamo fatto noi. Imprimete nella vostra mente il ricordo di com’è ora che la ricevete. Conservate la terra per tutti i bambini e amatela, come Dio ci ama tutti. Come noi siamo parte della terra, così lo siete voi. Questa terra è preziosa per noi ed è preziosa per voi. Una cosa sappiamo: c’è un solo Dio. Gli uomini, che siano rossi o bianchi, non possono vivere separati. In fondo siamo fratelli>> [17].
Durante i due mesi successivi, mentre al castello l’attività didattica procede regolarmente, si odono quotidianamente in lontananza i rumori delle ruspe, l’andirivieni dei camion, e l’azzurro del cielo è disturbato dai metallici contorni delle gru che stonano fortemente con l’armonia del bosco e delle montagne circostanti. Gli allievi e i docenti tentano più volte di andare a vedere che cosa si stia costruendo, ma inutilmente: tutta la zona è rigorosamente recintata e controllata, e non vi è alcuna possibilità di avvicinarsi. Verso la metà di novembre, Roberto riunisce tutti i docenti nel suo studio. Sono presenti anche Madame Anna e Mademoiselle Carmela.
-Vi ho chiamati – esordisce Roberto sventolando un foglio di carta – per comunicarvi che mi è arrivata una lettera.
-Di cosa si tratta? – chiede Madame Anna
-E’ dei nostri nuovi vicini – risponde Roberto – Ci comunicano che i lavori sono terminati…- ma viene interrotto da Carmela, che osserva:
-Di questo ci siamo accorti! Grazie al Cielo, non ci sono più quei rumori assordanti! –
-Dicevo – prosegue Roberto dopo aver lanciato un’occhiata di approvazione a Carmela – che nell’avvisarci che i lavori sono terminati, ci invitano tutti all’inaugurazione della nuova costruzione-
Un vocio diffuso si sparge per lo studio, in quanto ognuno commenta le parole di Roberto.
-Ma non dicono che cos’è? – chiede Federico
-Va bene, ma cosa significa? – aggiunge Maria Rita
-Ma è una cosa ufficiale con le Autorità? – chiede Alberto
-Ma solo noi o anche gli allievi? – s’interroga Nicola
-Calma, calma – risponde Roberto riportando il silenzio nella stanza – E’ una cosa non ufficiale, alla quale siamo invitati tutti, docenti e allievi. Fra una settimana esatta. E non dicono né chi sono, né cosa sia la costruzione –
-Forse vogliono farci una sorpresa. – azzarda Marco
-Speriamo che non sia una mazzata – gli fa eco Luigi
Roberto invita tutti i docenti ad avvisare gli allievi e dopo brevi scambi di battute la riunione si scioglie.
La mattina seguente, durante una breve passeggiata intorno al castello, Lucia racconta ad Alberto il sogno appena fatto:
<< E’' pomeriggio o forse sera, museo Swarovski a Vattens, cristalli di luce all’infinito, una meraviglia, provo e nel sogno lo capisco, lo stesso senso di fascino, di illusione forse anche di ipnotismo che ho provato quando l'ho visitato davvero, un piacere caldo, benessere, cristalli di luce (il prisma che hai descritto tu?) su fondo nero, luce, colori..... bellissimo. Mi sembra di dire a me stessa di godere di questo spettacolo. sono in compagnia di persone care ma che non ricordo, semplicemente 'sento' che mi sono care. A un certo punto mi si dice che sono stanca e vengo condotta in una camera d' albergo bella, un po' in ombra (!), in una mansarda. Capisco dopo di essermi riposata li' ma di avervi dimenticato le mie 'cose' (forse borsa, non ingombrante). Realizzo di aver perso qualcosa di caro mentre sto di nuovo ancora visitando estasiata il negozio, per cui torno nella camera e comincio a cercare, ma poi... mi e' parso di cominciare ad interferire, se cosi' si puo' dire, con il sogno, ed e' diventato tutto 'lucido'. Cercavo quanto smarrito ma mi dicevo lucidamente e con la massima tranquillita' che non era così importante trovare e che potevo anche smettere di cercare, sentivo il senso di vuoto per le cose perse (oggetti cari affettivamente indipendentemente dal valore economico), sentivo che me la prendevo con la mia disattenzione, mi dicevo frasi tipo: come hai potuto essere cosi' distratta?, come hai potuto fidarti (non so se di me , delle persone con cui ero o della situazione)?,dove avevi la testa? e mentre il sogno mi avrebbe 'naturalmente' portato a una crisi d'ansia o di pianto o sicuramente a una reazione di sofferenza (io soffro moltissimo quando perdo o rovino un oggetto caro), una vocina mi diceva di non prendermela spingendomi quasi a distaccarmi da queste 'cose' materiali come se l'importante fosse averle dentro di me...da dove non sarebbero mai uscite ne' mai avrei potuto perderle o qualcuno rubarmele!!! Mi sono svegliata assolutamente tranquilla e serena. Come tu sai, quei pochi sogni che ricordo finivano regolarmente in un risveglio 'adrenalinico', con angoscia tachicardia smarrimento.....e poi sudorazione profusa.....e la notte di riposo finiva li', non c'era verso di riprendere sonno...ora invece mi sono riaddormentata incredibilmente subito con la tranquillita'...dei giusti... quasi sollevata >>
-Cara Lucia – riflette Alberto, quasi tra sé e sé, spostando un rametto che gli stava sfiorando la faccia –
lo vedi anche tu che stai ormai abbandonando il tuo "io", simboleggiato dagli oggetti che perdi, mentre ti stai sempre più avvicinando al tuo "sé"… -
-Forse dovremmo fare come il Monaco, ossia leggere di più i testi antichi, anche se non si capisce sempre gran che… - commenta Lucia
-In questo periodo io mi sento attirato dalle Upanisad…-
-Una cosina leggera leggera – interloquisce Lucia con un sorriso
-Effettivamente è un monumento: la sola Brhadaranyaka Upanisad è un "libriccino" di solo 1700 pagine…-
-Un bigino, un tascabile – ridacchia Lucia
-Comunque – prosegue Alberto – credo che testi del genere possano portare verso la purificazione, per andare oltre le sovrapposizioni e le stonature che sono in noi –
-E’ una vera ginnastica intellettuale e spirituale, una vera finestra verso la metafisica – annuisce Lucia 
-Sai qual è la cosa che più mi affascina di questi testi, Lucia? Che chiunque li legga, è in grado di trovare solo le risposte che riesce a cogliere per il suo livello di comprensione, non tutte in assoluto: capisci? E’ come se fosse composto da più livelli di consapevolezza, e la profondità a cui ognuno arriva dipende unicamente da lui, dal lettore: la conoscenza è graduale e diversa da un lettore all’altro. –
-E’ un po’ come un bel tratto di mare che può essere esplorato pochi metri sotto la superficie dell’acqua
da alcuni, mentre altri possono spingersi decine di metri sotto –
-Eh sì! – conferma Alberto – E solo quelli molto bravi riescono ad andare verso il fondo ad ammirare le bellezze sottomarine! –
-Forse non tanto quelli più bravi – lo corregge Lucia – Ma quelli più allenati.
-Proprio così, Lucia: anche la saggezza è una ginnastica difficile, che va rinverdita ogni giorno-
-"Nulla dies sine linea": non lo dici sempre tu a lezione? –
-Ma sei proprio un’allieva attenta e precisa! – conclude Alberto, mentre tornano verso la porta principale del castello per andare a pranzo.

 

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