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Romanzo
didattico del Dr. Alberto Lomuscio e
della Dr.ssa Lucia Colombo.
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INDICE |
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DALL'IO
AL NOI , ASPETTANDO IL SE'
Il
pranzo prosegue serenamente tra simpatiche
battute e gli inevitabili racconti delle vacanze
estive
appena terminate. Alla fine, dopo un caldo e
corroborante caffè, Alberto e Lucia si
incamminano nel bosco.
L’aria è leggera, e un tenue venticello li
accompagna sotto un sole ancora piuttosto caldo.
-Pensi che lo troveremo?- chiede Lucia
incespicando in una radice
-Se non ci rompiamo una gamba, sì!- le risponde
divertito Alberto, vedendola saltellare
goffamente per
non cadere.
Dopo un’oretta di cammino, i due si fermano
accanto al Torrente dello Yin Primordiale.
-Mi sa che per oggi non si batte un chiodo-
accenna Lucia con un velo di delusione nella
voce.
-In effetti siamo quasi arrivati alla Fonte del
Cielo Anteriore- conferma Alberto, ma subito si
corregge –
Però io non mi darei per vinto- aggiunge con un
accenno di entusiasmo
-E perché?- chiede Lucia appoggiandosi a un
tronco
-Forse perché io sono qui!- le risponde una
voce profonda e familiare alle sue spalle
-Maestro!- esclama Lucia voltandosi di scatto,
felice di rivedere finalmente la magra e altera
figura del
Monaco. Poi, rivolta ad Alberto:
-Tu lo avevi già visto, vero?-
Alberto allarga le braccia ammiccando, in segno
di conferma, mentre il Monaco prosegue:
-Vogliamo andare, miei cari?-
-Con immenso piacere, Maestro!- rispondono quasi
in coro Alberto e Lucia
Il Monaco Errante li conduce in silenzio lungo
un sentierino secondario per un quarto d’ora
circa, e
quando i tre sono ormai in vicinanza della
sorgente, si apre alla loro vista una piccola
radura erbosa,
parzialmente occupata da un muretto di pietra
nel quale si staglia una porta di legno
massiccio.
-E’ questa la tua casa?- chiede Alberto
-E quelle statue ai lati della porta?- aggiunge
Lucia

Le
sentinelle dell'estasi
-Miei
cari, non tutto è ciò che sembra, ormai lo
sapete: ciò che sembra sogno, domani si rivela
reale, e
ciò che appare reale, domani svanisce come l’eco
di un gabbiano nel vento d’oltremare. E quel
velo che
impedisce di guardare oltre il visibile, di
sentire oltre l’udibile, voi lo state pian
piano squarciando!-
-Cosa vuoi dire, Maestro?- chiede Lucia
strabuzzando gli occhi perplessa
-Voi- spiega il canuto vecchio – avete nel
cuore il più puro desiderio di conoscenza: voi
non volete solo
sapere, voi volete entrare nel regno della
contemplazione estatica della Verità Ultima!-
-E’ vero, Maestro!- esclama Alberto –
Infatti, la vera conoscenza è estasi!-
-Ecco!- conferma il vecchio – Ma per arrivare
all’estasi bisogna superare i suoi due
guardiani!-
-Vuoi dire che quelle due statue sono i simboli
di ciò che impedisce di giungere all’estasi?-
chiede
Alberto
-Esatto, Alberto mio: sono le sentinelle dell’estasi!
E i loro nomi sono Paura e Desiderio! Solo se
sapremo trasformare i loro nomi in Gioia e
Donazione potremo entrare, ma… attenzione!
Anche a quel
punto saremo solo nell’anticamera della Reggia
dell’Estasi, non ancora nel Salone dell’Ineffabile!-
-E perché?- chiede Alberto, temendo di aver
perso un passaggio
-Perché solo quando Gioia e Donazione si
fonderanno nell’Uno Indiviso, ossia nell’Amore
Espansivo
Universale, avremo ricreato l’unità del Tao!-
conclude il Monaco, con tono ieratico e
trionfante.
-E’ vero!- osserva Lucia con entusiasmo – E
visto che ormai vedo tutto alla luce dei Cinque
Movimenti,
vedo la Paura come Acqua che oscura il Fuoco,
ossia la Gioia, mentre il Desiderio è l’aggressivo
Legno
egoista e immaturo che istiga il Metallo a
portar dentro, verso il centro dell’ego (la
Terra-centro) qualcosa di
prezioso, realizzando il possesso bruto. Quindi
questi due mostri, la Paura e il Desiderio,
sconvolgono tutti e
cinque i Movimenti, e colpiscono la totalità
della nostra persona!-
-E in più- aggiunge Alberto con altrettanta
convinzione – mentre la Paura ci allontana
dall’oggetto, il
Desiderio ci avvicina: sono due forze
contrapposte che non circolano armoniosamente,
inseguendosi
incessantemente come due farfalle in un campo
fiorito, ma diventano due feroci samurai che si
affrontano
con le spade che grondan sangue…-
-Molto bene- lo interrompe il Monaco – Vedo
che avete capito: per riassumere, tutti e due
state dicendo
che siamo ancora nel Regno del Dualismo delle
Tenebre-
-Ecco!- esclama Alberto- Hai visto, Lucia, qual
è la stoffa del Maestro? Noi abbiamo
sproloquiato per
mezzora, e bastava dire Dualismo delle Tenebre!-
-Sintesi estrema e intuizione fulminante,
Maestro!- conferma Lucia – Sei un genio! Ma
come fai? E’ un
dono di natura oppure…-
-No cara- la interrompe il Monaco – chiunque
ci può arrivare: basta volerlo. Il genio è per
l’ 1%
ispirazione illuminata, ma per il 99% lavoro da
muli-
-E allora- chiede perplesso Alberto – perché
sono così pochi, quelli come te?-
-Forse perché quel 99% di lavoro da muli viene
vissuto come lavoro, non come Gioia e Donazione-
è la
lapidaria risposta
Ecco.
Il cerchio si è chiuso.
Per un estatico interminabile attimo i tre si
guardano l’un l’altro con un misto di
trionfo, di gioia, di
commozione e di complicità, e le loro immagini
quasi si fondono in un’unica entità
trinitaria, come un
gruppo di uccelli migratori che unendosi in un
volo nell’azzurro infinito, non sono più una
somma di uccelli,
ma diventano uno stormo.

Stormo
di uccelli al tramonto
All’unisono,
spontaneamente, quasi senza accorgersene, i tre
si accovacciano sull’erba ed entrano in un
profondissimo stato di meditazione, immobili, la
mente vuota, col sole nel cuore.
Il cielo è ormai ricamato da dorate nuvole
filiformi, e il sole è già una grossa palla
arancione adagiata
sull’orizzonte quando i tre si risvegliano da
quello stato di estatico sopore.

Il
magico tramonto
-Siamo
già al tramonto- sono le prime parole di
Alberto
-Amici miei, nel nostro cuore sono trascorse
mille vite, mentre fuori sono passate solo poche
ore- ribatte
il Monaco con voce pacata
-Come mi piace la tua voce pacata e profonda!-
lo elogia Lucia, quasi in un sussurro
-La voce è il messaggero del cuore, soave
Lucia: un cuore vuoto fa sbocciare una voce
piena- le
risponde carezzevole il vecchio
-E il cuore è vuoto quando si prende tutto in
carico, ma non trattiene nulla, vero Maestro?-
chiede
Alberto
- Proprio come una cozza- precisa il Monaco,
generando una irrefrenabile risata nei suoi
interlocutori
Era giunto il momento di entrare.
Il Monaco apre lentamente la porta di legno
massiccio. Vista dall’esterno, l’entrata è
piuttosto anonima
e insignificante, ma appena dentro Alberto e
Lucia si trovano in un’immensa anticamera
scintillante di specchi e di luci.

L'anticamera
della casa del Monaco errante
-Mamma
mia, che meraviglia!- esclama Alberto
guardandosi intorno
-E’ una vera reggia! – gli fa eco Lucia –
E dall’esterno sembrava poco più di una
capanna! –
-Ve lo dicevo – li ammonisce il vecchio –
che non è tutto come sembra! E ora, visto che
volete andare
oltre il velo di Maya, venite nel Salone dell’Ineffabile:
ve lo siete meritato! –
Il Salone dell’Ineffabile è ancora più
incantevole dell’anticamera: lampadari
grandiosi pendono dal
soffitto come grappoli di stelle, specchi dorati
incorniciano le pareti, poltrone in velluto
rosso e mobili
eleganti…

Il
salone dell'ineffabile
Alberto
e Lucia si muovono con rispettosa ammirazione in
mezzo a tanta luminosa eleganza, senza
fiatare, quasi in punta di piedi per non
rovinare i preziosi tappeti…
-Vedete, miei dolci amici?
Dentro al vostro cuore, adesso, avete anche voi
questa luce estatica: oh! Non
badate al valore di quello che vedete: è
soltanto il simbolo della purezza interiore che
avete raggiunto! –
Il vecchio volta loro le
spalle per dirigersi verso una lussuosa
poltrona, e Alberto lo segue da vicino,
mentre Lucia si attarda ad ammirare un arazzo
pregiato che arricchisce una delle pareti.
Alberto sta per
rivolgere una domanda al Monaco, che è ancora
di spalle, quando questi si volta di scatto,
facendo barcollare
Alberto, che quasi quasi sviene dallo spavento:
il Monaco, ora, ha il volto di Alberto!
Alberto caccia un urlo, spaventatissimo, e si
copre gli occhi con le mani, convinto di avere
un’allucinazione, e il suo grido richiama l’attenzione
di Lucia, poco lontana, la quale si volta e
guarda
anch’essa il Monaco, e anche lei per poco non
cade a terra per lo spavento: ora il Monaco ha
il volto di
Lucia!
Lucia barcolla, si appoggia a un tavolo, ma non
trova la forza di distogliere lo sguardo dal
Monaco, che
pian piano assume di nuovo le sue sembianze
abituali.
-Dio mio! – balbetta Alberto, togliendosi le
mani dagli occhi – Cos’è successo? –
Lucia è rimasta immobile dov’era, incapace di
parlare, ma il vecchio li tranquillizza:
-State tranquilli, poveri pulcini spaventati!
Vedete, grazie a voi io ho trovato il mio Sé!
Per farvi capire
meglio, vi reciterò a memoria un brano della
più antica delle Upanisad, il ‘Grande Libro
delle Selve’, che
risale all’ottavo secolo a.C.-
Il Monaco si erge in tutta la sua statura, trae
un profondo respiro, e con aria ieratica e
solenne inizia la
sua recitazione:
<< Questo che la gente dice: ‘Venera
questo dio! Venera quell’altro!’ Un dio dopo
l’altro! Tutto questo
è la sua creazione! E lui stesso è tutti gli
dei! […] Egli è penetrato nell’universo,
fin dentro la punta delle
nostre dita, come un rasoio entra nella
custodia, come il fuoco avvolge la legna. Ma
egli non è visto da
quella gente, perché se fosse visto sarebbe
incompleto. Quando respira, il suo nome è
respiro; quando parla,
voce; quando vede, occhio; quando ascolta,
orecchio; quando pensa, mente; questi non sono
che i nomi delle
sue attività […]
Ognuno dovrebbe venerarlo come il Sé dentro a
ogni essere, perché è lì che tutte queste
cose si
unificano. Questo Sé è l’impronta di quel
Tutto, ed è attraverso il Sé che possiamo
conoscere il Tutto, così
come seguendo le orme possiamo ritrovare il
bestiame che si è perso […] Uno dovrebbe
onorare solo il Sé
come cosa veramente preziosa. E colui che onora
il Sé come cosa veramente preziosa, in verità,
ciò che egli
avrà come prezioso non perirà mai. […]
Così, chiunque veneri una divinità diversa dal
suo Sé, pensando: ‘Egli è uno, io sono un
altro’, non sa.
E’ come un animale da sacrificare agli dei.
>> [15].
Il vecchio, terminata la sua sentita e profonda
recitazione, resta fermo in piedi, in silenzio,
mentre
Alberto, rapito dalle sue parole, aggiunge,
quasi in un sussurro, per non guastare quel
clima così lirico che si
è venuto a creare:
-Maestro, queste stupende parole riecheggiano
quelle pronunciate da Gesù Cristo, secondo l’antico
Vangelo gnostico di Tomaso: se non ricordo male,
dicevano più o meno così: ‘Colui che beve
dalla mia
bocca diventerà come me, ed io stesso diverrò
come lui, e gli saranno rivelate le cose
nascoste. […] Io sono
il tutto. Il tutto uscì da me e il tutto giunse
fino a me. Spaccate il legno, io sono lì
dentro. Alzate la pietra, e lì
mi troverete ’ – [16].
-Certo, caro Alberto – risponde il Monaco –
e voi mi avete aiutato a trovare il mio Sé,
ossia la luce di
riverbero del ‘Tutto-che-Vive’: il mio Io si
è dissolto come un’onda contro la scogliera
della
Consapevolezza, e per questo motivo io prendo le
sembianze di chi mi guarda. L’Io è un mostro
che divora
la luce che riceve, mentre il Sé è uno
specchio limpido che risplende di quella stessa
luce, riverberandola! –
-Maestro! – gli grida Lucia, col sollievo di
chi è appena uscito da un incubo. Ma il
vecchio ribatte:
-Dolce Lucia, chi è il Maestro ora? Forse io lo
sono per voi, ma voi lo siete stati per me:
Maestro non è
chi insegna, ma chi ti prende per mano e ti
consente di spiccare il volo verso il cielo
della tua Realizzazione
–
-Hai ragione –
interviene Alberto, con la voce ancora tremante
per lo spavento di poco prima – Maestro
è colui che, anche senza accorgersene, aiuta il
pulcino a uscire dall’uovo –
-Bravo il mio prode Alberto! – lo loda il
Monaco – Comunque, potete trovare tutte le
simbologie più
poetiche, ma alla fine sta il fatto che quando
si giunge al Sé trascendendo l’Io, si vede
oltre il ‘velo’, e le
sembianze di ciascuno si fondono in un tutto
senza fine! –
Mentre il vecchio parla,
Lucia si diverte a guardarsi riflessa nello
specchio con il volto del vecchio,
ormai senza più spaventarsi, e anche Alberto
scherza su se stesso mentre si guarda in un
altro specchio:
-Se non altro, guarda quanti capelli che ho! –
commenta divertito passandosi una mano sulla
pelata –
-Adesso però è ora che torniate al Castello,
altrimenti liberano i cani da tartufo per
cercarvi! – li esorta
ridendo il Monaco.
CONTINUA
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