|

Romanzo
didattico del Dr. Alberto Lomuscio e
della Dr.ssa Lucia Colombo.
|
|
INDICE |
 |
|
LA
SAGGEZZA NEL BOSCO

E
Lucia si allontana per uscire dal Castello:
sente che la passeggiata serale solitaria le fa
bene, le consente di centrarsi e di raccogliersi
in modo costruttivo.
Non una nuvola nel cielo fresco della sera, la
luce della luna ancora forte e serena. Lucia,
sempre seguendo il filo dei suoi pensieri, si
ferma un attimo sul limitare di una piccola
radura, e si siede su una roccia, osservando le
cime degli alberi delicatamente mosse da una
leggera brezza.
D'un
tratto… "Ma cos'è?" pensa Lucia, e
guarda meglio. Davanti a lei, tra gli alberi,
un'ombra scura, quasi ferma. "C'è
qualcuno?" grida Lucia, con apprensione,
alzandosi in piedi.
-A dire il vero, no! - risponde l'ombra, con
voce profonda e pacata, e aggiunge:
-Una volta ero qualcuno! -
-Chi sei? - chiede Lucia, leggermente
rassicurata dal tono bonario e amichevole della
voce.
-Eccomi! - e per tutta risposta l'ombra esce
dagli alberi e fa il suo ingresso nella radura.
E'
un uomo anziano, dalla lunga barba bianca,
vestito come un monaco, con un lungo bastone
nodoso, d'aspetto altero e saggio, ma nel
contempo accattivante e vagamente familiare.
-Chi sei? - ripete Lucia, strizzando gli occhi
per osservarlo meglio. - Sei un monaco? -
-Sì mia cara, sono un Monaco Errante. Vago per
il mondo alla ricerca della mia Luce. Tu l'hai
vista, per caso? -
-Ma guarda- esclama Lucia, ormai rassicurata
-Sto cercando la mia Verità, e incontro
qualcuno che sta facendo la stessa cosa!-
-Tutti cercano la Verità, mia cara fanciulla,
non solo noi due!- osserva il Monaco
-Mica vero!- ribatte Lucia -Se tu sapessi….-
Ma il Monaco la interrompe:
-So cosa vuoi dire, Occhi di Cielo; ma chi non
la cerca ora, prima o poi la cercherà-
-Dovrebbero chiamarti Monaco Galante, non Monaco
Errante- osserva Lucia, compiaciuta per il
complimento, per giunta diretto proprio ai suoi
occhi. E prosegue:
-Cosa intendevi quando hai detto che una volta
eri qualcuno? Eri un personaggio famoso?-
-No, mia cara Pelle d'Alabastro. Volevo solo
dire che, cercando la mia Luce, ho perso per
sempre la parola IO, anche se non ho ancora
trovato la parola SE'-
-Vuoi dire la trasfigurazione della nostra
individualità, ossia la fusione di ognuno di
noi nel tutto?-
-Proprio così, Chioma di Miele: tutto è
Brahman, tutto è un insieme in cui non vi è più
io, o tu, o gli altri: le gocce dell'Oceano non
sono più distinguibili a una a una- aggiunge il
Monaco sedendosi sulla roccia.
-Se continui a farmi tutti questi complimenti mi
farai diventare rossa, e allora dovrai chiamarmi
Buccia di Mela!- osserva divertita Lucia.
-E non sarebbe appropriato per una fanciulla che
ha meditato sullo spirito del Legno per tutto il
giorno?- chiede il Monaco.
-Come fai a sapere che ho meditato sul Legno?
Sei un sensitivo?- chiede stupita Lucia,
strabuzzando gli occhi.
-L'Universo è uno solo, l'Oceano è uno solo:
ciò che fa una goccia, lo fanno e lo sanno
anche le altre- risponde lapidario il vecchio.
-E' incredibile! Sei un gran saggio! E, senti,
allora: tu pensi che io sia sulla strada
giusta?-
-Certamente, Petalo di Rosa, ma puoi volare più
in alto-
-E sarebbe?- chiede Lucia sedendosi vicino a lui
sulla roccia.
-Il Legno non è solo vedere…- la stimola il
Monaco.
-No, infatti, è anche tutto il resto
dell'occhio, come la palpebra, le lacrime…Le
lacrime!- Lucia si sente come illuminata, e
dalla sua bocca esce un profluvio di parole
incontenibili- lacrime, che non verso perche' i
miei occhi sono secchi e perche' quelle
poche volte che escono mi bruciano la pelle
(davvero! ahi il mio metallo e questo legno che
si ribella...) e perche' potrebbero costringermi
a riaprire quel baule finito in fondo al lago
(acqua). Gridare, impossibile; si' succede con i
miei figli... ma e' una vita che sogno di
trovarmi in situazioni estremamente difficili
dal punto di vista affettivo (morte, percosse,
violenze, bla bla)e la mia voce non esce (rieccoci
al metallo). Del resto la mia voce non e' quasi
mai OK nemmeno da sveglia (l'ultimo otorino mi
ha trovato anche un nodulo sulle corde
vocali...); e poi gridare cosa? a chi? perche'?
quando e' stato il momento, chi doveva ascoltare
le mie grida era sordo (acqua) e il mio metallo
ricorda, memorizza ed archivia, e non e' facile
fargli cambiare idea! Non ci riuscirebbe nemmeno
una folata di vento. Vento, che brutto, spazza
via quella pellicola di tepore che mi sono
costruita sulla mia pelle (adesso metallo non lo
dico piu'), mi lascia indifesa (sto dicendo
pazzie?), la mia Wei Qi [6] che se ne va...
pero' non mi porta piu' cefalea come talvolta
succedeva in passato; vento, che mette in
movimento, in accelerazione…Accelerazione, di
che? io decelero, incamero, non spreco, mi
chiudo, non mi scopro (fisicamente e
metaforicamente), accelerare e' aprirsi,
scoprire il fianco, ma se mi ha ferito per anni
chi mi doveva proteggere! no, guardo gli altri
che si 'aprono', ma io no. Fegato e Vescica
Biliare non saprei che dire, forse il mio fegato
e' un po' schiacciato e ogni tanto si divincola
ed 'esterna' (...nel senso che intendeva un
ex-Presidente, stile sassolini nella scarpa)
Potrei anche parlare delle mie unghie che guarda
guarda si spezzano, del mio animale preferito
che e' il cane, dell'emozione dolce e trattenuta
(terra, metallo, ci mettiamo anche un po' di
fuoco?) che riesco quasi sempre a provare
davanti al neonato che nasce.
Lucia
si accorge di aver parlato senza quasi prender
fiato, con gli occhi chiusi, come in estasi.
Quando li riapre, il Monaco non c'è più. Lucia
si guarda intorno, stupita, poi guarda la roccia
dove prima stava seduto il vecchio, e nota che
vi è incisa una breve scritta: "Perché
non vuoi vedere? Tu sai!" La mattina
seguente Lucia è seduta al tavolo della
colazione, nella Sala del QI Acquisito, insieme
ad Alberto, Marco, Roberto (il direttore del
Castello) e alcuni allievi, e sta raccontando ad
Alberto l'incredibile esperienza della sera
precedente, mentre gli altri parlano tra loro.
-Capisci,
Alberto? Mi ha lasciato quella scritta sulla
roccia perché voleva che io mi ponessi una
domanda: perché devo permettere che la luce
faccia vedere ai miei occhi quello che la mia
mente non vuole più vedere, visto che sta tutto
nel baule, in fondo al lago? Ma è chiaro: perché
io sto bene sul lato in ombra della montagna!-
Lucia è entusiasta e raggiante.
-E' incredibile!- commenta Alberto, con
altrettanto entusiasmo -E poi non dimenticare
che il baule è qualcosa che ha la facoltà di
racchiudere, come fa il Metallo, ma nel contempo
è fatto di Legno! E poi fra tutti i simboli
dell'acqua che potevi scegliere, hai scelto
proprio il lago, che secondo i trigrammi dell'I
King è ancora Metallo!-
-Ma davvero? Allora il cerchio di chiude!-
-Scrivi, Lucia, scrivi senza tregua!- Non
capisci che hai imboccato la strada giusta?
Senza logica, senza filtri!!! Senti qua: Io ho
un metallo debole: ebbene, il Metallo è la
Madre [7], e più in generale la figura
femminile: tutte le volte che nella mia vita ho
avuto problemi con la figura femminile, mi sono
rotto qualcosa lungo il meridiano del Crasso: a
15 anni mia mamma voleva mandarmi a cavalcare, e
io non volevo, avevo paura: ci sono andato lo
stesso e mi sono lussato la spalla (le spalle
sono metallo), con lesione lungo il meridiano
dell'IC. Nel 91 ho iniziato a capire che dovevo
separarmi, e mi sono rotto lo scafoide (è sotto
il 5 IC); nel 97 mi sono separato e facendo un
gioco stupido ho rotto i legamenti tra 2 e 3 IC;
e infine, nel 2002 mia mamma ha avuto un
problema di salute importante e io ho rotto la
spalla sinistra... Giudica tu se val la pena di
continuare o se conviene "trattenere
tutto"...-
-Hai ragione, Alberto- osserva pensosa Lucia, e
poi aggiunge: -elenco in breve i miei pensieri:
credo di aver capito la mia attrazione verso gli
odori, profumi ecc che siano di fiori, animali,
boschi, case, persone e la memoria che ne
conservo (io ricordo luoghi, persone, fatti,
libri, esami,... per il profumo, da sempre); io
ho una necessita' quasi fisica di dare un odore
o un profumo a tutto quel che mi circonda
perche' e' poi quello che io immagazzino e
conservo; mi sono detta 'per forza a un metallo
gli odori devono dare queste sensazioni
particolari'; un po' piu' debole mi e' sembrato
all'inizio il legame con la memoria ma poi ho
concluso che la memoria (raccogliere e chiudere
dentro di se') deve per forza essere una
qualita' metallo, e se e' cosi' allora si spiega
anche la memoria che chi mi conosce definisce
forte, che mi ritrovo. Ho due figli che ho
sempre definito 'complementari', e oggi
guardandoli con la luce dell'umilta'
(donazione?) li ho trovati anche cinesemente
complementari: un metallo in lotta con il legno
il grande, un legno in lotta con il metallo il
piccolo. Queste non sono sicuramente
illuminazioni, forse piu' umilmente intuizioni
si'. Magari diventeranno illuminazioni, ma con
l'aiuto del monaco: chissa' che non riesca a
prendermi per mano per farmi fare un lungo
viaggio anche intorno ai meridiani.....-
CONTINUA...
|