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Romanzo
didattico del Dr. Alberto Lomuscio e
della Dr.ssa Lucia Colombo.
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INDICE |
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IL
CASTELLO DELLE ENERGIE LUMINOSE
Un vasto altopiano, coperto da boschi
secolari, alle falde di una vasta catena
montuosa venata da ghiacciai scintillanti sotto
i raggi di un sole dardeggiante nell’azzurro
del cielo…
Sull’orlo di un costone roccioso, a strapiombo
su una valle smeraldina solcata da un fiume
gorgogliante, un’enorme costruzione di pietra
grigio-perla, dalle ampie finestre illuminate
dal sole…
Dentro una delle vaste stanze, risuona la voce
pacata e gentile di un maestro che parla, mentre
diverse decine di allievi, seduti in ascolto,
assistono sereni, operosi, interessati.
In una delle ultime file Lucia, con la penna in
mano e il foglio davanti a sé, perde un attimo
il contatto con la lezione, e la sua mente
comincia a cavalcare per le vaste contrade della
fantasia: sono solo pochi attimi, ma lei sente
di essere approdata nei lidi senza tempo del
Pensiero, dove l’eterno si confonde con
l’istante, in un infinito presente che
racchiude in sé le inconoscibili profondità
del passato e le ariose irraggiungibili vette
del futuro.
Tutto avviene in un istante sublime. Vede una
nube bianca, isolata nell’azzurro, sulla quale
appaiono parole scritte da una mano invisibile,
come su una candida pagina:
"LA VERITA’ CHE CERCHI E’ OLTRE LA TUA
MENTE"
Lucia torna bruscamente in sé. Ora è di nuovo
seduta al suo posto, con la penna in mano, il
foglio davanti, il docente che parla. Si rende
conto di aver volteggiato in quel mondo etereo
solo per pochi secondi, ma sente che quei pochi
secondi le hanno donato un obbiettivo da
inseguire.
Il docente sta spiegando l’evoluzione di una
malattia secondo le leggi della Medicina Cinese
Tradizionale. Lucia segue bene il dispiegarsi
delle argomentazioni, ma nota qualcosa che fino
a poco prima di quel sublime volo della fantasia
non aveva mai considerato: il discorso
dell’insegnante è spesso – troppo spesso,
pensa Lucia – infarcito di termini del tipo
"pertanto è logico dedurre che…",
"ne consegue che…", "si
dimostra facilmente che…", e così via.
Lucia prende il foglio e scrive, di getto, un
rapido appunto:
"Come posso mettermi in contatto con la
Verità che cerco, andando oltre la razionalità,
il ragionamento, la logica? Questi sono
strumenti utili, ma non mi bastano più! Voglio
trovarla, la Verità, non farmela porgere come
un pregiato manicaretto che posso sì gustare,
ma che poi non sono capace di riprodurre da
sola: voglio la ricetta, non il prodotto
finito!"
Ecco.
La lezione è terminata.
Gli allievi si alzano, alcuni escono e si
avviano verso le proprie stanze per attendere
l’ora di cena (gli allievi e i docenti,
infatti, vivono e studiano tutti insieme, nel
castello secolare). Altri allievi, come spesso
accade al termine delle lezioni, attorniano il
docente, al quale rivolgono domande su quanto
hanno appena ascoltato. Lucia si unisce a questi
ultimi, e attende con pazienza che il docente
abbia un momento per lei.
Quando finalmente giunge il suo turno, gli
chiede:
- Alberto, scusa -
(Nel castello delle Energie Luminose vi è
sempre stata una grande familiarità tra allievi
e docenti, ci si dà del tu e i formalismi sono
pressoché inesistenti)

-Volevo chiederti cosa ne pensavi di alcune mie
riflessioni, e sapere se secondo te hanno un
senso o sono solo elucubrazioni della fantasia -
Alberto ascolta di buon grado quell’allieva
così desiderosa di trascendere le solite
scogliere della logica e della cultura
nozionistica, per tentare di assurgere a vette
più elevate del Pensiero.
Lucia conclude il suo breve discorso:
-Pensi che siano solo fantasie senza senso
oppure… -
Alberto la interrompe, con l’entusiasmo e la
soddisfazione di chi nota che c’è sempre
qualcuno che dal buio della terra alza lo
sguardo verso i misteri del cielo. Le risponde,
sorridendo:
-Altro che fantasie! Mi sembra invece
un’ottima idea! D’altro canto, come spesso
ripeto nelle mie lezioni, la vera cultura è
quello che rimane quando si è dimenticato
tutto! -
-Dimenticato… - osserva perplessa Lucia –
nel senso di "trasceso", vero? -
-Certamente, Lucia: studiare è una buona cosa,
imparare è meglio, ma solo il pensare è
sublime-
-Allora - ribatte Lucia - ha ragione quel saggio
che ha detto: Quando l'uomo pensa, Dio ride -
- Alberto estrae dal taccuino carta e penna e
aggiunge:
-Questa è troppo bella: me la devo segnare -
Siamo sempre così presi da mille cose che non
ci rimane mai il tempo di pensare, anzi, di
Pensare con la P maiuscola -
-Hai ragione - gli fa eco Lucia con un sospiro -
E' un lusso pensare di questi tempi -
-Ti aiuterò a portare avanti il tuo progetto -
conclude Alberto salutando la sua allieva.
Nella grande sala da pranzo, detta Sala
dell'Energia Acquisita, la cena è allegra e
rumorosa.
Gli allievi e i docenti parlano, scherzano, si
rilassano, anche se gli argomenti non sono
sempre fra i più elevati… Lucia è un po'
pensierosa: partecipa poco alla conversazione,
come se stesse seguendo un filo invisibile che
la conduce inevitabilmente lontano dai suoi
commensali.

Anche Alberto si sente un po' a disagio per la
conversazione, che verte su luoghi comuni
riguardanti i rapporti tra uomini e donne,
conditi da generalizzazioni sciocche e banali,
decisamente insolite, dato l'ottimo livello
intellettuale dei commensali.
Al termine della cena, quando quasi tutti ormai
si sono alzati, Lucia avvicina Alberto e gli
chiede:
-Ti posso chiedere come ti sentivi a cena poco
fa? Io non vorrei peccare di presunzione, non
vorrei dare l'impressione di avere la puzza
sotto il naso, o di fare la difficile, ma mi
sono sentita a disagio in una conversazione così
banale e inutile, e ascoltavo, ascoltavo come
penso facessi tu… e sentivo che le nostre
Logge del Metallo incameravano in silenzio,
perché comunque raccogliamo tutto, ma con una
voglia di spiccare il volo… -
E Alberto di rimando:
-Non penso di dover aggiungere molto: mi sentivo
come te, forse ancora più disgustato di te.
Erano discorsi privi di un minimo di luce
d'intelligenza -
-Infatti! - aggiunge Lucia con convinzione - Mi
sarebbe piaciuto parlare un po' di più con te,
anche perché temo che non potrò essere
presente ad alcune delle tue prossime lezioni,
in quanto mi coincidono con diverse
esercitazioni alle quali devo dare assolutamente
la precedenza. Lo so che poi trovo tutto scritto
nelle dispense, ma sentirti dal vivo è comunque
un'altra cosa -
-Non preoccuparti - la rassicura Alberto - Ogni
cosa a suo tempo: una delle raccomandazioni più
frequenti che si trovano sul libro dell' I King
è: "Non avere fretta" [1]. Se non
riesci partecipare questa volta, sarai presente
la prossima. Hai preso la decisione di cercare
la verità, e questo è l'importante. Sei già
molto più avanti di quanto tu non creda… -
Nel salutare Alberto, Lucia resta incerta sul
senso delle sue ultime parole, e con aria
pensosa si avvia lentamente verso la immensa
sala delle ricreazioni, detta Sala del Recupero
del QI, dove solitamente si chiacchiera, si
guarda la televisione, si gioca a carte o
scacchi, e così via.

Per la
verità non ha molta voglia di mettersi davanti
al televisore o di perdersi in giochi di società,
ma non sa cos'altro fare. Si sente un po'
rinchiusa, preferirebbe uscire dal Castello per
stare un po' sola con se stessa… Beh, e perché
no?
Detto fatto.
La serata è serena e tiepida, la luna è piena
e luminosa, e Lucia esce dal Castello per
addentrarsi nel Bosco delle Armonie Celesti.

"Mi
sto perdendo tutto" pensa mentre le foglie
e i rametti del sentiero scricchiolano
allegramente sotto i suoi passi. "Lezioni,
conversazioni, approfondimenti vari… Mi sento
al palo… Riuscirà Alberto a far ripartire
questa sua allieva smarrita? Fra l'altro, temo a
volte di essere un po' insistente… bah, mi sa
che forse mi sto facendo solo delle
paranoie".
L'argentea luce della luna pennella il paesaggio
di tinte madreperlacee che disegnano ora le
scure ombre degli alberi, ora luminose radure
dove chiazze di tenui colori fanno indovinare
zone fiorite, mentre la sagoma scura di Lucia
procede per il sentiero, lentamente, come
un'ombra che cerca la propria anima profonda.
"Domattina gli parlo" conclude Lucia
tornando verso il Castello "Ora ho soltanto
voglia di dormire".
L'alba sorge radiosa sul Castello addormentato,
e ben presto è tutto un brulicare di allievi e
di docenti che circolano nei lunghi corridoi,
ognuno verso i propri impegni, ognuno a seguire
il filo del proprio destino quotidiano.
Prima di avviarsi verso la sala delle
esercitazioni, detta Sala del Saper Fare, Lucia
ferma un attimo Alberto, diretto invece verso la
biblioteca del Castello, la Sala della Luce
dello Shen.
-Alberto, scusa la mia insistenza, ma non
potendo seguirti direttamente, dammi almeno un
po' di compiti, se no mi sento inutile! -
-Va bene, Lucia. Allora il discorso è questo:
tu stai cercando di arrivare alla Verità
trascendendo la logica. Io ti porterò qualche
esempio, e anche un po' di materiale che
affronti in modo analogico l'argomento,
naturalmente restando aderenti alle nuove
correnti quantistiche di interpretazione del
Tao, un po' come ha fatto Capra nel "Tao
della Fisica" [2], per intenderci, ma senza
assolutamente sconfinare nel fantastico o nel
magico -
-Fin qui va bene - risponde Lucia appoggiandosi
a una colonna, - ma il compito? -
-Non è facile darti un compito nel senso
stretto del termine perché rimarremmo in una
logica occidentale: credo che sarebbe meglio se
dalle nostre conversazioni venisse fuori una
direttiva che va oltre la logica, ossia che la
trascenda, come ti accennavo ieri -
-Tutto chiaro. Ma in pratica? - chiede Lucia
salutando nel frattempo Marco, un altro docente
che cammina rapido con un librone sotto il
braccio.
-In pratica, cara Lucia noi non dobbiamo fare un
lavoro, o seguire una strada: E' la strada che
deve disegnarsi da sola! - spiega Alberto
aggiustandosi gli occhiali.
-Possiamo anche chiedere consiglio all'I King? -
-Ma certo! Comunque, come compito, potrei darti
questo: metti insieme degli appunti che parlino
di come tu vivi, senti o capti la realtà
energetica in modo analogico-simbolico -
aggiunge Alberto chinandosi a raccogliere un
foglio che gli era caduto.
-In che senso? - chiede Lucia, che finalmente
comincia a scorgere la via da seguire.
-Ti faccio un esempio - prosegue Alberto -
Rifletti su come vivi il tuo legno, o la tua
acqua, o terra, e così via. Cosa rappresenta
per te? Lascia ovviamente perdere quello che
dicono i libri. Come vedi i meridiani curiosi?
Sempre non in modo libresco. E ancora: prova a
trovare nella tua vita, o nella tua storia
clinica, dei simboli analogici: Parti dagli
occhi, ad esempio: cosa è per te la luce, di
cui tu oltretutto ne porti il nome? Un disturbo
agli occhi può essere un rifiutarsi di vedere
la verità, e via di questo passo -
-Grazie Alberto, ora mi è tutto un po' più
chiaro, ci provo -
-Ciao, Lucia, a più tardi -
Lucia va a seguire la sua mattinata di
esercitazione e non vede l'ora di terminare per
gettarsi nella meditazione che Alberto le ha
suggerito. Trascorre tutto il pomeriggio nella
sua stanza incollata al computer e, quando ormai
l'ora di cena si avvicina e l'infuocata luce del
tramonto incendia di color porpora le stanze del
Castello, finalmente rilegge quanto ha scritto:
<<Legno. Provo a descrivere come vivo e
come sento il mio Legno.
- primavera, risveglio percepito come gradevole
sensazione del risvegliarsi
della natura che mi circonda; ma io metallo
sento piacevolmente il rinascere
altrui, non il mio, non mi interessa, e' piu'
bello raccogliere -metallo-
le immagini, i colori, il calore -sempre piu'
metallo- dei sensi.
- verde, pace (non movimento), insomma relax
nell'assimilare il risveglio
altrui; verde che insieme all'azzurro e' in
grado di calmare il mio shen,
il mio correre (?!).
- alba, il momento peggiore della giornata,
l'energia non si mette in
movimento, i miei occhi non si aprono se non per
cercare il sorgere del
sole sul Monte Rosa (ovest, metallo)... e la mia
casa e' esattamente girata
verso ovest, verso le mie montagne. Ah, la mia
casa e' bianca e verde(ma va?)!
- occhi, un disastro: me li trovo verdi come il
legno ma secchi (metallo)
miopi ed astigmatici (adesso perfetti dopo
correzione con laser) ma come cielo anteriore
acuita' visiva scarsina, certo, perche' mai
avrebbero dovuto farmi 'vedere' quello
che mi circondava? L'intervento e' arrivato
esattamente quando, messa
finalmente in un bel baule tutta l'affettivita'
massacrata durante
l'infanzia e l'adolescenza, ho potuto guardare,
vedere e di nuovo percepire
(di nuovo metallo) il bello che avevo; quindi
una relazione molto protetta
con l'esterno...pensa che subito dopo operata
soffrivo molto perche', pur
essendo fantastico vedere (anche in senso
cinese!) io non potevo piu'
'staccare' dalla realta', decidere di non vedere
(anche se non ne avevo
piu' bisogno) come facevo prima togliendo
occhiali o lenti a contatto... magari
parleremo anche di quel baule...
- luce: fastidio, meglio la luce diffusa e
soffusa, se no datemi gli
occhiali da sole,e allora ben protetta (con gli
occhiali non si vede se
e come ti guardo, se e come ti ascolto,se mi
emoziono o no, io sono protetta
e in posizione di superiorita' rispetto a chi
gli occhiali scuri non li ha
e quindi si scopre; pero' cerco la luce, e' un
bisogno fisico, dalla luce
mi faccio scaldare, alle spalle (!!)
Credo di aver scritto un romanzo e anche di
averti spaccato la testa, forse
e' meglio che mi fermi; se questa e' la strada
giusta fammelo sapere al
piu' presto, diversamente correggimi al
volo.>>
-Ma è meraviglioso! - esclama Alberto dopo aver
letto l'elaborato di Lucia. - Hai compreso in
pieno il significato di quello che intendevo!
– [3]
Comodamente seduto sul velluto rosso di una
delle poltrone della Sala del Recupero del QI,
Alberto restituisce a Lucia i fogli, mentre
tutt'intorno gli altri allievi giocano e
conversano tra loro.
-Grazie Alberto - risponde Lucia, sollevata per
l'approvazione ottenuta - Allora proseguo così?
-
-Ma certo, così va benissimo! Mi hai fatto
venire in mente una bella frase che ha detto un
mio collega docente la settimana scorsa, mi pare
fosse Federico -
-Cioè? - chiede Lucia mettendo via i fogli
nella cartelletta.
-Una frase molto semplice: stava parlando del
significato simbolico della malattia e della
guarigione, e stava osservando che a volte una
malattia è un momento necessario
nell'evoluzione del nostro destino, tanto che la
guarigione non è necessaria, almeno in quel
momento, anzi può essere addirittura
controproducente -
chiarisce Alberto scartando una caramella e
offrendone una a Lucia.
-Sì, ma la frase qual è? - chiede Lucia
prendendo la caramella.
-Guarire: perché? -
-Accidenti! Sintetica ma capace di farti
riflettere per giorni! - esclama Lucia
ingurgitando la caramella.
-A questo proposito - aggiunge Alberto gettando
per terra la carta della caramella, e
guadagnandosi un'occhiataccia da parte di Madame
Anna, una delle segretarie del Castello, -
Voglio raccontarti un esempio personale, che ha
più il sapore di uno spunto di riflessione che
altro, ma che ben si inserisce nel nostro
discorso "al di là della logica":
io ho sempre sofferto di facili IVAS nella mia
vita, soprattutto d'inverno,
e talvolta queste degeneravano in vere e proprie
bronchiti che mi costringevano
a stare a casa qualche giorno dal lavoro.
Quest'anno ho voluto fare una
prova: ho preso Huang Qi (astragalus
membranaceus, potente immunostimolante
cinese) [4], ho preso immunomodulatori, ho fatto
esercizi di autoprotezione a
livello visualizzativo, insomma, ho voluto
vedere cosa succedeva: ebbene,
neanche un raffreddorino in tutto l'inverno!!!
Cosa per me veramente eccezionale.
Ero così contento... ma poi... poi mi sono
accorto, soprattutto in queste
ultime settimane, che non avendo mai fatto un
giorno di malattia, stavo cominciando a sentirmi
molto, molto stanco. In altre parole: le IVAS
erano un modo del mio corpo
per dire: "amico mio, ora tu ti passi
qualche giorno al caldo in casa e
ti riposi, volente o nolente". Curioso,
vero? Paradossalmente, proprio curandomi
troppo bene sono andato CONTRO le leggi del
Tao... [5]
E tu? Hai qualche esperienza analoga? -
-Molto interessante: ci penserò. Ora faccio due
passi fuori. A domani –
CONTINUA...
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